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Cos’e’ e come funziona Snapchat – l’applicazione che fa paura a Facebook

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Si può far paura a Facebook? È ancora possibile mettere in difficoltà il colosso di Zuckerberg proprio nel suo campo, quello dei social network? Apparentemente no, eppure ci sta riuscendo un’applicazione nata nel 2011 e che negli anni è riuscita ad azzeccare ogni mossa, fino ad arrivare ad impensierire persino Facebook, che ora sta cercando soluzioni e modalità per contrastare l’avvento di questa nuova realtà: Snapchat.

Negli USA è l’applicazione più usata dai teenager, che la preferiscono ad Instagram, Twitter e, appunto, Facebook, mentre nel mondo fa registrare numeri da capogiro: 10 miliardi di video al giorno, più del social network di Zuckerberg.

Una fotografia incredibile, soprattutto se vista dal nostro paese, dove Snapchat altro non è che un fenomeno quasi inesistente e difficilmente spiegabile. Non ha attecchito con la prima versione – quella prettamente legata alla messaggistica istantanea – né con la svolta social: in Italia Snapchat praticamente non esiste. Eppure, anche qui, le cose si stanno smuovendo, con una crescita nel corso dell’ultimo anno del 151 percento. Merito di alcuni influencer e programmi TV che ne hanno abbracciato le funzionalità rendendola il canale comunicativo principale verso i propri fan.

Cos’è e come funziona

Snapchat nasce come applicazione di messaggistica istantanea in grado di offrire un elemento in più rispetto alla concorrenza: la distruzione automatica dei messaggi. In breve, una volta inviato un testo, un’immagine o un video, il ricevente ha solo pochi secondi per guardarlo prima che il contenuto si ”autodistrugga”. E se pensate di fare uno screenshot, sappiate che l’app può rilevarlo e inviare una notifica al mittente. In questo modo si va a creare un canale sicuro tra gli utenti che è stato subito adottato dalla fascia più giovane, che nella possibilità di inviare messaggi ”a tempo” ha trovato un mezzo d’espressione più adatto rispetto a quello della concorrenza. Ora la parte di messaggistica si è ampliata ulteriormente, andando a proporre chiamate vocali, videochiamate, adesivi, messaggi vocali e brevi messaggi video. Il tutto mantenendo ben salde le fondamenta che hanno fatto la fortuna dell’app: nulla dura più di una manciata di secondi. L’elemento vincente? L’applicazione si apre direttamente sulla fotocamera, dove è possibile scattare una foto o registrare un video per poi selezionare il destinatario.

L’evoluzione di Snapchat

Da questa base l’app è riuscita ad evolversi diventando un vero e proprio social network ora utilizzassimo. Come? Proponendo due elementi chiave: le sezioni Storie e Discover. La prima rappresenta il cuore del social e consente di inviare gli ”snap” – possono essere sia foto che video – a tutti i propri contatti e non solo ad un amico. In questo caso i contenuti durano 24 ore e vanno a comporre una sorta di video cronologico che, spesso, viene utilizzato per narrare una storia o una giornata. Questa funzione è quella che ha convinto gli influencer a scegliere Snapchat per raccontare la propria vita, perché caratterizzata da un’impostazione perfetta per mostrare il dietro le quinte del proprio lavoro mantenendo un contatto diretto con i fan. la sezione Discover, invece, raccoglie una selezione di testate giornalistiche che si sono impegnate a produrre contenuti editoriali pensati appositamente per lo schermo dello smartphone, da tenere rigorosamente in verticale. Per aggiungere nuovi contatti – e farsi aggiungere – è possibile condividere il proprio nome utente, il link personale o lo speciale QR code caratterizzato dall’ormai famoso fantasmino che rappresenta la mascotte del social. Per scansionare quest’ultimo basta aprire la fotocamera di Snapchat e inquadrare il codice giallo. Solo chi ci segue potrà vedere le nostre storie.

L’invasione dei filtri

Se avete visto almeno uno snap, sapete già di cosa stiamo parlando. Dopo aver scattato una foto o aver registrato un video, è possibile applicare filtri che vanno dalla semplice color correction alle ”maschere” in tre dimensioni che si applicano automaticamente al nostro volto, tenendo premuto lo schermo quando inquadriamo la nostra faccia o quella di un nostro amico. Queste ultime rappresentano forse l’elemento più divertente di Snapchat, anche in virtù del loro continuo ricambio che ogni giorno propone nuove soluzioni. Inoltre, l’app offre la possibilità di applicare speciali sticker contestualizzati che vanno a modificarsi a seconda del luogo in cui ci si trova. A Milano, per esempio, sono disponibili tre differenti adesivi ispirati all’architettura della città.

Le potenzialità per i brand

Il successo di un’applicazione, si sa, passa anche dalla sua possibilità di monetizzazione. Se social network storici come Twitter faticano ancora a trovare una loro strada in questo senso, altri come Snapchat sono riusciti ad individuare soluzioni decisamente percorribili. Anche e soprattutto per la natura stessa degli snap: immagini e video a tutto schermo che, selezionati attivamente dagli utenti, monopolizzano totalmente il display dello smartphone. È un mezzo comunicativo estremamente potente, soprattutto se in mano ad una fascia giovane sempre più dipendente dal suo dispositivo. Dal punto di vista della pubblicità, quindi, Snapchat ha reso monetizzabile praticamente ogni aspetto, dalle Storie ai Discover. Le prime possono essere personalizzate mettendo in rilievo nell’app l’account di una persona famosa o la narrazione di un particolare avvenimento, andando a realizzare una collezione di snap in grado di raccontare la storia, appunto, dell’evento. Può essere un festival, una partita di calcio o una semplice festività: una redazione di persone è in grado di curare la pubblicazione dei diversi snap applicando filtri ulteriormente contestualizzati. Nell’interfaccia Discover, inoltre, le testate possono mettere in evidenza storie o reportage realizzati con l’interfaccia dedicata all’applicazione. Persino gli sticker sono monetizzati: i brand – e i singoli utenti – hanno la possibilità di inserire adesivi personalizzati legati ad una particolare posizione geografica, i quali appariranno a chi pubblicherà un post in quel luogo.

Perché ha avuto successo?

Principalmente per due ragioni: l’approccio favorevole nei confronti dell’enorme bacino utenza dei più giovani e per il suo fare leva sull’aspetto più forte (e preoccupante) dei social network: il cosiddetto ”fear of missing out”, la paura di perdersi qualcosa. Apriamo continuamente Facebook e gli altri social perché sappiamo che, mentre noi non ci siamo, vengono condivisi migliaia di elementi in un News Feed in continua evoluzione. Allo stesso tempo, però, sappiamo che ogni contenuto resta lì, ancorato ai profili dei nostri amici; se ci assentiamo per qualche giorno possiamo recuperare tutto senza troppi problemi. Con Snapchat il discorso è diverso, perché al netto dei messaggi privati con ”timer”, le storie durano solo 24 ore. Bisogna accedere continuamente all’app per guardarle, oppure perderle per sempre. È uno stratagemma potentissimo nei confronti dei giovani (e non) utilizzatori del social network giallo. Senza parlare delle possibilità che i messaggi a tempo offrono. Una su tutte, il sexting, cioè il mandare messaggi ”piccanti” al proprio partner.

E l’Italia?

Snapchat ha tante possibilità quante difficoltà nell’utilizzo. È forse lo strumento più potente attualmente disponibile per connettersi con la sfuggente fascia più giovane di utenti – un elemento particolarmente importante per i brand – ma allo stesso tempo è difficile. È difficile da capire, difficile da usare e difficile da padroneggiare. Le funzioni vengono spiegate poco o non vengono spiegate affatto, quindi è un continuo scoprire nuovi elementi, scoprire che con quel tap effettuato proprio lì si accede a quella funzionalità precisa. Qui in Italia il problema è che, venendo utilizzata da pochi, non c’è nessuno in grado di spiegarla davvero bene, di fungere da ”evangelist” di Snapchat. Negli Usa, invece, chi è rimasto fuori viene automaticamente tirato dentro dagli amici e istruito sul suo funzionamento. Perché non importa se sei un teenager, un giornale o un brand: negli states se non sei su Snapchat, non esisti. Qui da noi, invece, ci stiamo accorgendo solo ora delle sue potenzialità, approcciandoci con diffidenza ad un nuovo social network. Per ora in maniera per lo più passiva: seguiamo le storie di influencer come Chiara Ferragni, ma difficilmente ne creiamo a nostra volta. Anche perché, a differenza di altri social, la gente deve attivamente seguirci per poter visualizzare i nostri contenuti, elemento che rende più difficile crearsi un seguito. Insomma, di sicuro l’Italia non è patria di early adopter, ma con il fenomeno Snapchat ormai di dimensioni enormi come ci comporteremo? Lo abbracceremo o ci gireremo dall’altra parte?

Fonti: http://www.boorp.com/notizie_articoli_news_post/articolo_Cos’e’_e_come_funziona_Snapchat___l’applicazione_che_fa_paura_a_Facebook.php